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Ilya Drozdov
Ilya Drozdov

La Grande Scommessa


Diretto da Adam McKay e sceneggiato dal regista con Charles Randolph, La grande scommessa si basa su un libro di Michael Lewis per raccontare la vera storia di come quattro outsider, nel vedere come grandi banche, mass media e autorità di regolamentazione, si rifiutino di ammettere l'imminente crollo dell'economia globale, hanno una grande idea. Il loro coraggioso investimento li porta fino al ventre oscuro della moderna industria bancaria, dove saranno chiamati a rimettere in discussione tutto e tutti.




La grande scommessa



La storia ha inizio nel 2005 quando Michael Burry, eccentrico gestore di fondi e appassionato di heavy metal di San Jose, mentre studia migliaia di casi di mutui fa una scoperta sorprendente: i prodotti finanziari, aggravati da ipoteche sulle case, sono destinati ad andare incontro a un default negli anni successivi. Mentre i banchieri di Wall Street e le autorità di regolamentazione ignorano la bomba a orologeria, Burry inventa uno strumento finanziario, che sfrutta la crisi dei subprime, che crea disappunto tra gli investitori dei suoi fondi. Quando Jared Vennett, giovane banchiere di Wall Street, riconosce il peso dell'idea di Burry, tenta di convincere l'irascibile gestore di fondi Mark Baum a seguirne le orme. Inizialmente scettico, Baum con il suo team di giovani analisti si mette all'opera con indagini sul mercato immobiliare in Florida. Nel frattempo, Jamie Shipley e Charlie Geller, due manager sulla ventina, hanno difficoltà a reperire fondi e decidono di arruolare l'ex banchiere Ben Rickert con la speranza che li aiuti a vincere la loro scommessa contro Wall Street.


Con la direzione della fotografia di Barry Ackroyd, le scenografie di Clayton Hartley, i costumi di Susan Matheson e le musiche di Nicholas Britell, La grande scommessa mischia commedia, dramma e tragedia, per offrire un inedito dietro le quinte della crisi economica globale del Duemila, tessendo il racconto di come quattro individui siano riusciti ad arricchirsi mentre il sistema bancario collassava a causa della sua stessa corruzione e compiacenza.


In La grande scommessa il primo dei quattro outsider che riesce a far denaro mentre la finanza va a rotoli è il dottor Michael Burry, un neurologo di San Jose divenuto manager di fondi. Con un occhio di vetro e un debole nel presentarsi a lavoro a piedi nudi e l'heavy metal, Burry ha il volto del premio Oscar Christian Bale. Brillante, sincero e solitario, Burry ha studiato migliaia e migliaia di casi di mutui destinati a non essere estinti a causa di diversi fattori quando escogita un modo per guadagnare sui subprime prossimi alla crisi.


A gennaio è uscito in Italia "La grande scommessa", il film di Adam McKay che ripercorre la crisi dei mutui scoppiata negli Stati Uniti a partire dal 2007. La pellicola si serve di alcuni efficaci espedienti per trasformare una questione complessa in un tema comprensibile anche a chi ha poca dimestichezza con la finanza. Nonostante tutti gli sforzi di semplificazione, qualche passaggio rischia comunque di sfuggire. Abbiamo provato a rispondere a dieci domande che chi non maneggia quotidianamente azioni, obbligazioni e swap può essersi posto alla fine del film.


Perché chiede a una grossa banca se avrà soldi sufficienti per pagarlo se la sua "scommessa" sarà vinta. È un po' come chiedere alla ministero dell'Economia, prima di comprare un biglietto di una lotteria pubblica, se avranno soldi sufficienti per pagare la vincita.


3. Margin Call (2011)È stato uno dei primi film in assoluto a potersi fregiare di prendere di petto gli eventi della crisi. Margin call si svolge in 24 ore dentro una grande banca di investimenti come Lehman Brothers o le altre che sono fallite (ma con un altro nome) e cerca di mettere in scena in maniera drammaturgica quel che può essere successo. Tutta una giornata nel giorno più lungo, quello in cui sembra che ogni cosa debba finire. Lo scopo ovviamente era cercare di fare ordine tra subprime e derivate per comprendere cosa possa essere andato storto e chi sia da incolpare.


È arrivato il momento della riscossa del cinema demenziale. Prima era Judd Apatow e la sua capacità di trasformare in denaro qualsiasi prodotto cinematografico, adesso è arrivato il momento di Adam McKay, regista di fiducia di Will Ferrell nella sua forma più cretina (i due Anchor Man, Poliziotti di riserva o Fratellastri a 40 anni), che dopo aver riscritto Ant-Man per la Marvel ha deciso di mettersi dietro la macchina presa per il suo film più ambizioso, quello in grado di allontanarlo dalla commedia più becera (ma comunque dotata di una certa intelligenza registica di fondo) per avvicinarlo a un cinema di più alta aspirazione. La grande scommessa, tratto dal libro omonimo di Michael Lewis pubblicato in Italia di Rizzoli, è il tentativo molto più che riuscito di raccontare il passato recente e le sue conseguenze sul contemporaneo in un forma assolutamente nuova, capace di unire generi in un linguaggio che non è facile decodificare.


La velocità nevrotica di un film di borsa, quindi, si unisce alla volontà di spiegare finalmente a chi vede cosa sia successo con un linguaggio che cerca di essere il più possibile semplice. La grande scommessa ha tutte le carte in regola per essere un grande film. Trova un limite in se stesso, quando si obbliga a ricordare i danni e le perdite che la crisi ha portato mentre gli speculatori esultano per i ricavi enormi che hanno ottenuto scommettendo sulla fine di tutto, ma è un peccato di poco conto. I vari protagonisti, abbondantemente ed evidentemente truccati, fanno a gara di bravura. Ryan Gosling è cinico e distaccato, Brad Pitt si prende un ruolo di guru paranoico, ci sono i meno noti ma non per questo meno bravi Hamish Linklater, John Magaro (anche in Carol), Rafe Spall e Jeremy Strong. Soprattutto, ci sono Steve Carell e Christian Bale, perfetti nei ruoli più dettagliati e fragili del film, Carell che ha subito le conseguenze del mercato azionario sulla sua vita e cerca di espiare un dolore che è anche colpa (secondo lui), Bale quindici anni dopo American Psycho disegna un nuovo animale da borsa totalmente diverso da Patrick Bateman.


  • Paperino e la grande scommessaNome originaleDonald's Big BetCodice InducksS 85214 Sceneggiaturaautore sconosciutoDisegniTony StroblPrima uscita19 marzo 1989Personaggi principaliNonna Papera

  • Paperino

  • Qui, Quo, Qua

Numero pagine9Casa editriceDisney Studio


Paperino e la grande scommessa (titolo originale, Donald's Big Bet) è una storia di sceneggiatore sconosciuto, disegnata da Tony Strobl. Storia del Disney Studio, è stata pubblicata per la prima volta in Italia nel 1989.


Vengono così vendute tutte le carabattole accumulate da Paperino a Jack il robivecchi per 900 dollari. Dopo aver preso un regalo di scuse, Paperino e di nipotini vanno alla della nonna. Ma Elvira si era dimenticata della scommessa e, sopratutto, dice che il suo compleanno in realtà sarà tra una settimana quindi Paperino (che ricorda di aver scritto sull'appunto la data sbagliata di proposito) ha vinto. Il papero così ritorna in fretta da Jack per ricomprare tutto ed i nipotini commentano divertiti che appena ha dei soldi li spende in cianfrusaglie.


Senza nulla togliere al fenomenale regista Adam McKay e al suo celebre film "La grande scommessa", Ray Dalio e il suo fondo d'investimento Bridgewater Associates lo scorso Novembre hanno fatto qualcosa di altrettanto straordinario e memorabile, che può essere a tutti gli effetti paragonato a ciò che il guru di Wall Street Michael Burry (interpretato da un pazzesco Christian Bale) fece nel film quando scommesse contro il mercato obbligazionario immobiliare americano.


Di questi tempi d'altronde, si sa, tutto è possibile. Ci stiamo abituando nostro malgrado a dover dar conto e smentire soggetti che, facendo a tutti gli effetti disinformazione, prevaricano qualsiasi forma di buon senso estrapolando informazioni da contesti nei quali assumono un significato ben preciso al fine di modellarle e interpretarle a loro piacimento. Tra le tante speculazioni che si sono susseguite in questi giorni, già drammatici e caotici, ce n'è una in particolare che riguarda il fondo d'investimento Bridgewater Associates; secondo alcuni "teorici del complottismo"(la parola "teoria" associata al complottismo dovrebbe essere già di per sé vietata) avrebbero ipotizzato che il virus sarebbe stato creato in laboratorio per, tra le altre motivazioni, permettere a questo fondo di investimento di guadagnare su una presunta scommessa al ribasso che lo stesso fondo aveva attuato lo scorso Novembre 2019.


Se vai a guardare La grande scommessa ti rendi conto che lo storytelling della crisi come fallimento del mercato e dei meccanismi della finanza probabilmente non è adeguato a descrivere quello che è accaduto e che sta accadendo. Che proprio mentre tanti tromboni in questi anni ci raccontavano la crisi come un fallimento del mercato cattivo, tanti furbi privati e pubblici hanno continuato a scaricare su investitori, risparmiatori e contribuenti i rischi di scelte scellerate fatte nel passato. E che tra le vittime potresti esserci stato anche tu.


In entrambi i casi si è trattato di una colossale scommessa, perché prima della loro uscita sul mercato non vi erano sufficienti informazioni per poter affermare che vi erano buone probabilità di successo.


NEW YORK. La Grande Agnizione Adam McKay ce l'ha a notte fonda. Ha cominciato The Big Short, un libro sulla crisi del 2007, e finalmente comincia a capire. Eccitato, prova a riassumere alla moglie che sul cuscino accanto vorrebbe solo scivolare verso l'incoscienza. Collateralized debt obbligations, credit default swaps e via snocciolando. Lei: "Suona così noioso!". Lui: "Lo fanno apposta, per far sì che la gente non ci provi neanche a farsi un'idea". Di qui l'illuminazione: se riesco a trasformare una tragedia in una commedia, magari la gente non si arrenderà più ed eviterà la prossima catastrofe. Il film La grande scommessa nasce così, prendendo doppiamente sul serio il titolo. Il primo azzardo è di contenuto: portare sul grande schermo, con assortimento di star, una materia forse solo una tacca meno complessa della fisica quantistica. Il secondo è morale: ha senso ridere di una catastrofe? 041b061a72


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